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COMUNICATO STAMPA: Limbiate, la Cecenia e "I bambini e le bambine di Zarema":

Il giorno 11 agosto è stato ritrovato nei dintorni di Grozny il cadavere barbaramente seviziato e finito a colpi di pistola di Zarema Sadulayeva e di suo marito.

Zarema oltre che un'amica, era la presidente dell'associazione "Salviamo la generazione" (Spasiom Pokolenje), con cui si stava lavorando per l'accoglienza rivolta alle bambine e ai bambini vittime di mine, disseminate sul territorio ceceno quali tristi eredità dei due recenti conflitti.

L'ospitalità dei 10 bambini è prevista a partire dal 31 agosto prossimo, a Limbiate (MB), a cura dell'associazione "MAI PIU' CERNOBYL" partner dell'associazione "Mondo in Cammino" che sta conducendo la campagna "Generazione senza mine".

Ho incontrato numerose volte Rayana (cosė si faceva chiamare Zarema), non ultima il pomeriggio del 6 aprile.

Ricordo che quel giorno, insieme a Massimo Bonfatti, fummo accolti a Grozny, capitale della Cecenia, da una giornata tiepida e soleggiata, dopo che, per ragioni di sicurezza, avevamo attraversato ad una velocità pazzesca, l'Inguscezia e la sua capitale Nazran, dove nella giornata di ieri 17 agosto 2009 un attentato kamikaze alla centrale di polizia ha lasciato sul selciato ben 20 morti.

Di quell'incontro, avvenuto nel ufficio di Zarema, davanti ad un ottimo tè, scrivevo: "Ci spostiamo ed andiamo nell'ufficio di Raiana, la responsabile di "Spasiom Pokolenje"; ci racconta storie commoventi, come di quel ragazzo atleta che alcuni mesi fa è rimasto ferito da una mina ed è rimasto cieco, senza mani e sfigurato al volto. Voleva andare via, sparire. La sua ragazza ha insistito: io non ti lascio! Lui ha cercato di scappare, lei l'ha rintracciato. Adesso sono marito e moglie".

Purtroppo, a pochi giorni dall'ospitalità dei bambini ceceni, la situazione si è complicata ed è una dura lotta contro il tempo nel tentativo di realizzare il progetto come previsto.

L'associazione "MAI PIU' CERNOBYL" di Limbiate, ha quindi deciso di denominare il progetto di ospitalità in via di realizzazione "I bambini e le bambine di Zarema".

Ti invito a sottoscrivere l'appello di mobilitazione per la Cecenia promosso dall'associazione "MONDO IN CAMMINO", che puoi trovare al link:

http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=940.0


Alessandro Archetti
Presidente associazione "MAI PIU' CERNOBYL" per l'accoglienza dei "bambini e delle bambine di Zarema".





STORIE DI BIMBI CECENI:

QUESTE SONO LE TOCCANTI STORIE DEI BAMBINI CECENI OSPITI A LIMBIATE NEL SETTEMBRE 2009, BAMBINI CHE A CAUSA DEI RECENTI CONFLITTI BELLICI PRESENTI NELLA LORO REGIONE, PORTANO SULLA PROPRIA PELLE E DENTRO IL PROPRIO CUORE I DANNI FISICI O PSICOLOGICI CHE SOLO UNA GUERRA PUÒ RENDERE COSÌ TREMENDI:


Arcuev Šejk-Mansur, 04/01/1999

Il 7 ottobre 1999 a mezzogiorno l'aviazione russa bombardò il villaggio di Elistanžj nella provincia di Bedenskij. Decine di civili vennero uccisi e feriti.
Tra le vittime c'era anche la famiglia Arcuev, che viveva in via Škol’naja n° 11. Al momento dell'attacco la mamma, Raissa, era in cortile intenta nel bucato. Accanto a lei c'erano i figli piccoli: Šamsuddi di 12 anni, Tajsa di 10 anni con in braccio Šejk-Mansur che a quel tempo aveva 10 mesi.
Una delle bombe centrò il cortile degli Arcuev ed esplose poco lontano da dove si trovavano i membri della famiglia.
Tajsa e Šamsuddi furono uccisi sul colpo a causa dei frammenti della bomba. Šejk-Mansur rimase ferito al fianco destro e perse la parte inferiore del piede sinistro. I parenti portarono il bambino all'ospedale di Shali dove subì un'operazione che durò 5 ore.

Ora Šejk-Mansur ha 10 anni, frequenta la quarta classe della scuola media di Elistanžj. Il ragazzo ha bisogno di cure continue, poiché da tempo la gamba ferita è diventata più corta e assottigliata.
Šejk-Mansur fa fatica a camminare e ha problemi alla colonna vertebrale. Ha bisogno di operazione e protesi, sebbene la famiglia non ne abbia i mezzi (il padre è morto nel 2001, la madre ha sulle spalle quattro figli, di cui tre ancora minorenni).



Saiev Džachar, 31/01/1997

Nel marzo 2000 sul tratto di strada Alchan-Kala-Zakan-Jurt (tratta Rostov-Baku) un blindato senza targa entrò in collisione con un'automobile marca "Gazel’", che viaggiava in direzione Sleptsovskaja-Gudermec.
Al momento dello scontro il mezzo si trovava sul ciglio della strada. Il colpo venne inferto da dietro, il mezzo si sollevò, si capovolse e cadde in una cunetta.
L'autista e l'equipaggio del mezzo militare, secondo le parole di coloro che accorsero in aiuto, erano ubriachi. Inizialmente i militari si fermarono, uscirono dal blindato, non si trattennero né scusarono, e presto risalirono sul mezzo e se ne andarono. La gente accorsa ruppe il finestrino della "Gazel’" e i passeggeri che si trovavano nell'abitacolo riuscirono a uscire. Alcuni di loro dovettero essere tirati fuori, come ad esempio una donna anziana e due giovani oltre ad un'altra donna con un bambino. La donna anziana presentava traumi e ferite da taglio aperte. I due giovani erano coperti di sangue e non riuscivano a camminare. Più di tutti soffriva la donna con il bambino: il bambino aveva perso conoscenza, era coperto di sangue e quasi non respirava. Tra le vittime c'era anche il conducente dell'automobile che tossiva sangue e venne portato all'ospedale dalla gente corsa in aiuto.

Più tardi si è chiarito che la mamma del bambino è Aminat Mal’sagova. Il suo bambino più piccolo, Džachar, ha avuto una commozione celebrale, seri traumi alla testa, al corpo e agli arti superiori.
E' stato all'ospedale cittadino n° 9 di Groznyj. La sua salute ora è soddisfacente, ma ancora ogni tanto accusa mal di testa e dolori ai reni.



Cingiev Chamzat, 01/11/1998

Il 1° marzo 2003 mentre Chamzat giocava per strada ha trovato un oggetto che sembrava una "cartuccia" (poi gli specialisti hanno capito che si trattava di un detonatore). L'ha portato a casa e tenendolo con la mano destra, l'ha appoggiato alla finestra...

A causa dello scoppio il bambino ha riportato profonde ferite alla mano destra e qualche ferita più lieve al petto e al collo.
Chamzat è stato ricoverato all'ospedale pediatrico e operato. Hanno dovuto amputargli tre dita e una sono riusciti a salvargliela. Dopo un mese ha potuto lasciare l'ospedale.



Timerbulatov Turko, 11/04/1998

Turko soffre di problemi psicologici. Aveva 3 anni e mezzo quando suo padre è stato arrestato, condannato all'ergastolo e ora trasferito a scontare la pena in una prigione in Russia. Il bambino è cresciuto con il fratello e la sorella dalla nonna ed è stato testimone del rapimento, causato dalla guerra, dello zio (il fratello del padre) all'inizio del 2002.
Dopo solo due settimane per oscuri motivi sempre dovuti alla guerra, sono stati rapiti anche la zia (sorella del padre) e suo marito. Il destino di queste tre persone rimane sconosciuto.

Tutto questo ha lasciato un segno nella psiche di Turko, dei suoi fratelli e cugini (in tutto 7 bambini), che ora vivono tutti a carico della nonna la quale percepisce una misera pensione. Il bambino necessita di riabilitazione psicologica e di riposo.



Zubajraeva Rajan, 07/01/2000

Il 1° settembre 2004 nel cortile dell'ovile a 20km dal villaggio Mekenskij nel rione Nauroskji, al momento della cena, per motivi sconosciuti c'è stata un'esplosione a causa della quale Rajan è stata ferita: ha riportato ustioni molto gravi.
La bambina è stata ricoverata all'ospedale cittadino n° 4 di Groznyj, dove l'hanno operata ed è rimasta per due mesi. Successivamente è stata spostata per 2 volte. Fu chiamata ad essere operata in Germania: nell'agosto 2007 la bambina subė otto operazioni e nel gennaio del 2008 ne subė sette.

Come conseguenza dell'incidente le sono rimaste lungo tutto il corpo delle cicatrici molto profonde. La famiglia vive in una situazione economica molto difficile.



Džabrailova Amnat, 12/03/1999

Nel 2002 la famiglia Džabrailov viveva in qualità di profughi nel villaggio di Novye Atagi.
Amnat aveva 2 anni quando alla fine di maggio dei soldati, mentre rubavano in casa sua, rapirono il padre e lo picchiarono davanti ai figli e alla moglie.

Da quel momento la bambina ha paura dei rumori e delle persone armate. Dopo 3 settimane il padre fu ritrovato in pessime condizioni e da quel momento è invalido.
Negli ultimi anni la famiglia ha vissuto in una roulotte. Amnat è anemica e ha una difesa immunitaria bassa. E' invalida dall'infanzia e soffre anche di bronchite purulenta. La famiglia ha difficoltà economiche.



Čadaeva Malchazni, 28/05/1996

Il 12 aprile 2006 Malchazni e il padre (la famiglia viveva in qualità di profughi in Inguscezia) si stavano recando al mercato in macchina. All'uscita del villaggio l'auto fu bloccata da persone armate che trascinarono fuori il padre, lo fecero stendere a terra, gli legarono le mani, gli coprirono il volto e lo portarono con loro.
Tutto ciò avvenne davanti agli occhi della bambina rimasta nel frattempo sola in macchina. La bambina cercò di uscire dall'auto ma uno degli uomini armati le puntò un mitra contro. Da quel momento non si hanno più notizie del padre.

La bambina soffre di stress e per molto tempo non è riuscita a tornare in s´. Malchazni è la più grande dei figli e ha 5 tra fratelli e sorelle; vivono grazie a un fondo sociale.



Icaev Šamil’, 22/03/1997

Šamil’ aveva 4 anni quando, dopo essere stati trattenuti a un posto di blocco di soldati russi, il padre scomparve. Due anni dopo altri soldati rapirono due zii, fratelli del padre. Poco tempo dopo scomparve anche la madre la quale cercava di reperire informazioni riguardo al padre.

Tutte queste sofferenze ebbero conseguenze sullo stato psichico del bambino. Insieme al fratello e alle due sorelle è stato cresciuto dalla nonna che, oltre a una piccola pensione, non ha altre fonti di reddito.



Jakšichatova Liana, 02/03/1997

Liana è nata con un difetto all'orecchio sinistro. Nel 2006 è stata operata da medici tedeschi in Cecenia. Per due anni la bambina ha frequentato un centro di riabilitazione dell'associazione "Salviamo la generazione" di Grozny. La famiglia vive in una situazione di disagio economico ed è formata da 10 componenti.



Magomadov Musa, 19/03/1996

Nel 2001 Musa stava giocando con i suoi fratelli più grandi e altri amici presso il villaggio di Kirov nella regione di Grozny non lontano dalla discarica. Inaspettatamente ci fu uno scoppio nel quale uno dei fratelli rimase gravemente ferito e gli dovettero amputare un braccio mentre il piccolo Musa ebbe delle contusioni. Passati alcuni mesi i genitori notarono che al bambino era peggiorata la vista. I medici lo spiegarono come conseguenza dell'esplosione; a Musa furono prescritti degli occhiali da vista. Dopo un anno un altro fratello finė su una mina e perse una gamba.



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